L'EDITORIALE - LA SALUTE TRA RISCHI AMBIENTALI E CLIMATICI

Editoriale a cura di Daniela Mulas
29/04/2022
.

La nostra professione plaude all’istituzione da parte del Governo del Sistema Nazionale Prevenzione Salute dai rischi ambientali e climatici (SNPS) che avrà il compito di migliorare e armonizzare le politiche e le strategie messe in atto dal Servizio sanitario nazionale per la prevenzione, il controllo e la cura delle malattie acute e croniche, trasmissibili e non trasmissibili, associate a rischi ambientali e climatici. 

Auspichiamo che il Sistema possa effettivamente contribuire a promuovere connessioni e sinergie tra le tante risorse formali e informali che nel nostro Paese si occupano di prevenzione primaria utilizzando l’approccio One Health, l’unico possibile per affrontare i problemi complessi di un ecosistema in costante evoluzione.

Negli ultimi decenni, la presa di coscienza globale del rapporto di interdipendenza che si instaura tra ambiente e individuo ha fortemente influenzato sia le tematiche generali relative alla promozione della salute, sia gli studi che sono stati condotti al fine di comprendere le leggi che regolano l’adozione di stili di vita salutari e i processi di cambiamento dei comportamenti a rischio.

Ormai è palesemente riconosciuta e accettata l’idea che la nostra vita e la nostra salute, dipendono e sono caratterizzati dai fenomeni ciclici della natura e sono strettamente connessi con l’ambiente che ci circonda.

Il concetto di salute è dunque un processo complesso e dinamico che implica inter  dipendenza tra fattori e determinanti personali, socioeconomici, ecologici e ambientali. Per conseguirlo l’individuo o il gruppo devono essere in grado di identificare e realizzare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, modificare l’ambiente o adattarvisi.

Ne consegue che nell’eterno dialogo sui rapporti tra uomo, natura e salute emerge sempre più il bisogno di integrare una visione ecologica o sistemica che consideri la realtà come una rete di fenomeni interconnessi e interdipendenti.

Studi recenti dimostrano che tra più di 330 malattie emerse dal 1940 al 2004, circa i due terzi sono di tipo zoonotico, cioè sono trasmesse dagli animali agli esseri umani.

Oltre il 70 per cento di queste malattie ha avuto origine in animali selvatici, e non domestici. E anche se alla trasmissione di una malattia concorrono tanti fattori – la crescita della popolazione, le migrazioni e i cambiamenti climatici – gli scienziati studiano con sempre maggiore attenzione il modo in cui le alterazioni ambientali dei territori influenzano la catena di trasmissione di un agente patogeno dagli animali agli esseri umani.

Tra le zoonosi emergenti dobbiamo inoltre includere anche l’AMR considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) una grave minaccia per la salute, lo sviluppo e la sicurezza alimentare del pianeta.

Il ragionamento su questi aspetti porta con sé un assunto importate: la nostra attività quotidiana si deve tradurre in un agire orientato alla prevenzione con un approccio di salute globale che guarda alle persone, agli animali e all’ambiente considerandoli parti di un unico sistema integrato.

Essere in rete è una opportunità importante per accrescere e sviluppare una conoscenza quanto più ampia, aggiornata e complessa dei problemi e dei territori nei quali si interviene e per poter quindi progettare strategie di lavoro e di intervento efficaci non solo nella risposta ai bisogni più specifici, ma anche nell’agire sulla rimozione di alcune delle cause e dei fattori che generano questi bisogni.

In tale contesto il medico veterinario è chiamato a portare il suo qualificato contributo alle politiche sanitarie non solo con l’obiettivo di prevenire una o un limitato numero di condizioni patologiche, ma anche a creare nella comunità e nei suoi membri un livello di competenza e capacità di controllo che mantenga o migliori con efficacia ed efficienza il capitale di salute.

FNOVI!
iscriviti alla newsletter di