EMERGENZA E SOSPENSIONI

Il 31 marzo si è chiuso formalmente lo Stato di emergenza
Editoriale a cura del presidente Gaetano Penocchio
22/04/2022
.

Il 31 marzo si è chiuso formalmente lo Stato di emergenza iniziato il 30 giugno 2020. Da quella data si è sciolto il Comitato tecnico Scientifico, sono cessate le funzioni del Commissario straordinario per l’emergenza, il sistema delle zone colorate, le quarantene precauzionali, sono state modificate le regole relative l’obbligo vaccinale, si è tracciato un graduale superamento del green pass, dello smart working semplificato e della sorveglianza sanitaria. Il periodo pandemico ci ha lasciato in dote una categoria composta dal 98,81 % di medici veterinari vaccinati, oltre a un profluvio di problemi e un pacchetto di ricorsi (tutti persi dai ricorrenti) configurabili per lo più come liti temerarie. 

In questa transizione dall’”emergenza” (finita) alla “normalità” il termine della sospensione dei sanitari mantiene efficacia “non oltre il 31 dicembre 2022”. Altri nove mesi di sospensione per i sanitari in un Paese dove il distanziamento sociale è più che archiviato, difficili da giustificare. Il 31.12 è data iconica e nulla più.

Siamo orgogliosamente sanitari, come Ordini siamo enti pubblici sussidiari dello Stato, e gli dobbiamo fedeltà, lealtà e collaborazione. In questi mesi non abbiamo giustificato i nostri colleghi che hanno scelto di non vaccinarsi, un loro dovere deontologico secondo noi, un loro diritto secondo la legge (con il suo fardello di conseguenze).  

Oggi, ad emergenza finita, pensiamo ai 415 medici veterinari sospesi e alle loro famiglie, prive di reddito da molti mesi, con la prospettiva di arrivare a fine anno nella stessa condizione. Colleghi che non si vaccineranno mai. E allora come non vedere il problema sociale, come giustificare l’indifferenza che pur esiste di ciò che accade aldilà del nostro privato?  Chi gira la faccia lascia dietro di sé le prime vittime: una società nella società che preferiamo non vedere e di cui preferiamo non parlare. Rigettiamo quella subalternità tutta chiusa nel privato, anonima, senza nulla di storico o di eroico. Noi, che pure eroi non siamo, pensiamo che sia tempo di riflettere e fare riflettere.  Una comunità professionale ha il dovere di esprimere un sentire collettivo, fondato sulla scienza, sulla valutazione del rischio, da condividere all’interno della nostra professione e poi con le altre professioni della salute e con il Ministro Speranza per immaginare una agenda di uscita dall’emergenza.

FNOVI!
iscriviti alla newsletter di