Veterinari: piacciono per le cure ai ‘pets’ ma la professione è ancora poco conosciuta
Veterinari: piacciono per le cure ai ‘pets’ ma la professione è ancora poco conosciuta

Questo il titolo di un articolo a firma del Presidente FNOVI, Gaetano Penocchio, apparso sull’inserto ‘Sanità24’ de ‘Il sole24ore’ dello scorso 1 aprile c.a.. Penocchio scrive: “Tutto l’anno, ogni giorno, inaspettatamente ognuno di noi incontra la professione medico veterinaria. E la incontra dove non lo immaginerebbe mai, in contesti apparentemente estranei al suo ambito di competenza, perfettamente coerenti invece con il suo sapere. D’altra parte come si può pensare alla veterinaria davanti a un cappuccino, una pizza, un gelato o a una candela di cera d’api? Provate a chiedere agli amici: direbbero mai che la medicina veterinaria non si limita a curare animali? Direbbero mai che i medici veterinari si occupano di sicurezza alimentare, di salute ambientale, di ricerca, igiene urbana, sicurezza dei mangimi, trasporti di animali e alimenti, di terapie assistite con animali? Forse no, ma avrebbero ragione: non glielo abbiamo mai detto.
Glielo diciamo nel rapporto Censis dove ci piace scoprire che i medici veterinari godono di un’immagine assolutamente positiva tra la popolazione, legata principalmente alla loro capacità di garantire la salute ai 32 milioni di animali d’affezione, che il 52% di italiani tiene in casa, mettendo a disposizione livelli qualitativi e mezzi tecnologici che hanno poco da invidiare alla medicina umana. Meno riconosciute sono le altre attività che svolgono, e che hanno un’importanza crescente per la salute e la qualità della vita dell’intera collettività. Siamo medici, eroghiamo prestazioni sanitarie peculiari e complesse, perseguiamo la salute degli animali, delle loro produzioni e la salute dell’ambiente, tracciamo e controlliamo gli alimenti di origine animale dal campo alla tavola (nel nostro Paese rappresentano il 43% della spesa alimentare), certifichiamo i nostri prodotti anche ai fini dell’export (aumentato del 44% in quantità e del 57,4% in valore negli ultimi 10 anni) a presidio della filiera del nostro «made in Italy». Oltre al fatto che sfugge ai più il peso della professione medico veterinaria, sempre più centrale nella sicurezza, nell’ economia e nella politica: l’agroalimentare italiano è il solo comparto in crescita del Paese e vale 140 miliardi di fatturato, occupa 400.000 addetti, 7000 aziende, genera un saldo positivo della bilancia commerciale di oltre 10 miliardi l’anno.
Ma per comprendere il valore sociale del medico veterinario è necessario andare oltre la percezione (reale) dell’«importanza di fare controlli igienico sanitari negli allevamenti (avvertita dall’81% dei cittadini) e negli stabilimenti di produzione e trasformazione degli alimenti di origine animale (75,1%)». La maggior parte delle malattie oggi emergenti colpiscono sia gli animali che l’uomo. Possono essere patologie di origine alimentare, patologie classiche come la tubercolosi o eventi di particolare rilevanza quali l’Ebola, la TSE o l’influenza aviaria ad alta patogenicità. La globalizzazione dei mercati e il movimento delle persone contribuiscono all’insorgenza di nuove malattie e ne inaspriscono le conseguenze. Il 70% delle malattie infettive proviene dal serbatoio animale, sono zoonosi o sono trasmesse da vettori, con circa 1.400 organismi patogeni identificati pericolosi per l’uomo. Tutto questo richiede una stretta collaborazione tra medicina umana e veterinaria e una alleanza nei vari campi della scienza della salute. Questa prospettiva è un punto fermo per meglio delineare i binari lungo i quali si dovrà muovere la sanità pubblica globale”.