“Towards holistic approaches to the risk assessment of multiple stressors in bees”
“Towards holistic approaches to the risk assessment of multiple stressors in bees”

Le api, attraverso l’attività di impollinazione e la produzione di cibo e prodotti dell’alveare per consumo umano, giocano un ruolo importante negli ecosistemi naturali ed agricoli.
Appare pertanto indispensabile occuparsene e proteggerle, soprattutto alla luce della riduzione globale del loro numero e delle ripercussioni che tale decremento ha esercitato sui fenomeni di impollinazione. Si ritiene che l’attuale sofferenza delle api sia da attribuire a fattori multipli come la degradazione ambientale, l’azione di parassiti e patologie correlate, l’inquinamento, l’esposizione a pesticidi, il cambiamento climatico; l’interazione fra questi agenti di stress sarebbe alla base delle problematiche attualmente in essere.
In considerazione anche del fatto che questi insetti si alimentano da un’ampia varietà di fonti vegetali in funzione del territorio di cui dispongono, i rischi cui esse vanno incontro devono essere valutati in modo più integrato e multidisciplinare.
Pertanto, al fine di rivedere lo stato dell’arte per quanto concerne l’attività di ricerca nel settore, l’EFSA ha indetto il 18° “Scientific Colloquium”, tenutosi a Parma gli scorsi 15 e 16 maggio, dal titolo “Towards holistic approaches to the risk assessment of multiple stressors in bees”, cui hanno partecipato 115 persone fra scienziati ed altre parti interessate provenienti da 23 paesi. La FNOVI era presente e oggi condivide gli atti di quell’incontro.
Nel corso dei lavori è stato evidenziato come lo studio in laboratorio di un singolo agente stressogeno possa essere insignificante qualora le api, in campo, siano sottoposte all’azione di ulteriori fattori in grado di modificare la risposta a livello individuale, di colonia e di popolazione.
Ne deriva che le diverse prove sperimentali possono e devono essere condotte secondo un preciso ordine gerarchico, in dipendenza del risultato e delle informazioni che si vogliono ottenere: dagli esami di laboratorio per studiare gli effetti di un singolo agente stressogeno o pochi di essi, ad esperimenti parzialmente condotti in campo per risalire da una risposta individuale ad una risposta di colonia o di popolazione, ad esperimenti di campo pilotati, fino alla meta-analisi e studio di modelli utili per definire le tendenze generali e comprendere le modalità d’azione di fattori stressanti multipli; in tal modo si potranno anche identificare eventuali lacune, soglie e punti critici e si potranno fare previsioni verificabili.
Importante è il monitoraggio per l’ottenimento dei dati necessari concernenti l’esposizione di individui, colonie e popolazioni agli agenti di stress, le loro reazioni ad essi, e le loro capacità di ripresa dopo la rimozione degli agenti di stress. Detto monitoraggio deve essere condotto su un’area sufficientemente vasta e per un periodo di tempo adeguato, il che, purtroppo, risulta abbastanza costoso.
Appare inoltre necessario tenere in debito conto come le noxae non provengano solo dall’agricoltura ma anche dall’ambiente circostante. Le api, ad esempio, sono soggette all’azione di pesticidi utilizzati dalle autorità locali, dalle industrie private e a livello domestico, così come, oltre ai pesticidi, sono esposte all’azione di altre sostanze chimiche ambientali, provenienti ad esempio dall’industria, miniere, cave, varie attività antropiche e processi naturali.
Nel corso dei lavori è stata anche evidenziata una carenza normativa che potrà essere superata quando i diversi fattori di stress saranno adeguatamente pesati e saranno finalmente riconosciute delle priorità nell’ambito dei diversi obiettivi ed interessi attualmente esistenti.