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6 maggio 1976- Il Friuli ringrazia e non dimentica

06/05/2026
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50 anni fa un terremoto devastò il Friuli. Il sei maggio è una notte che ha cambiato per sempre chi c’era, non solo per il dolore e la perdita ma anche per la meravigliosa solidarietà che consentì di affrontare l’emergenza e di andare avanti. Ognuno ha un suo ricordo, immagini, emozioni e sensazioni che spesso, per la nota riservatezza dei friulani, sono rimasti privati. Senza retorica, allora come oggi, due frasi. La prima è la risposta data da una giovane donna intervistata da Gianni Minà che le chiedeva come facesse a non piangere: “Non serve piangere, serve ricostruire”.
La seconda di Giuseppe Zamberletti ( che nel 1976 aveva poco più di 40 anni) “La differenza la fanno le persone che non aspettano ordini per aiutare”. Come simbolo di un popolo e della nostra professione ricordiamo l’intervista a Luigi Pauluzzi pubblicata su 30giorni di giugno 2010 che va letta insieme a quella pubblicata sul Progresso veterinario 

Aldo Rogheto: «Parliamo del disastroso terremoto del '76 che ha colpito così duramente il tuo Friuli e la tua Gemona: quale è stata la tua reazione immediata a tale disastro? »
Luigi Pauluzzi: «Coi "pieni poteri" datemi da un sindaco capace e attivissimo provvidi a salvare il salvabile: di un patrimonio di 4.175 bovini, reperire e seppellire i morti (129) in zone adeguate per evitare l'inquinamento delle falde idriche, curare i sinistrati, trasferirne 1.445 in pochi giorni in zone di sfollamento della bassa friulana, avviarne 113 con anticipo ai pascoli estivi ed immunizzare tutti gli animali rimasti in loco. Nel campo ispettivo alimentare furono risolte infinite situazioni che sconfinavano dalle competenze del servizio veterinario, che mi erano state affidate, per emergenza, con lo scopo precipuo di salvaguardare la salute pubblica ma anche per fini economici, affinché non venissero destinati alla distruzione le enormi quantità di generi alimentari di prima necessità affluiti dopo il sisma. Mi furono assegnate quindi, oltre alle ispezioni delle carni e degli alimenti di origine animale, quella degli alimenti di origine vegetale, quella della produzione dell'acqua potabile e del latte ricostituito, con apparecchiature moderne giunte in pochi giorni dalla Svizzera, l'ispezione delle cucine e delle mense delle varie tendopoli, i controlli dei pozzi e delle acque, con l'aiuto di personale tecnico messomi a disposizione, per tutelare la salute di circa 20.000 persone. Rapidi ed efficienti gli aiuti della nostra categoria: dall'Ufficio veterinario provinciale di Udine, dall'Istituto zooprofilattico delle Venezie di Padova e di tanti colleghi di tutta Italia. Le cronache e tu stesso avete riferimento di questo slancio di generosità che ha commosso profondamente la gente friulana.»
Aldo Rogheto: «E dopo?»
Luigi Pauluzzi: «13 mesi dopo il 70% del patrimonio bovino era ricostruito e ospitato in stalle moderne e antisismiche che hanno rimpiazzato l'80% di quelle distrutte; ora il Gemonese è praticamente ricostruito con un balzo di mezzo secolo e quello che ha perso in pittoresco lo ha acquisito in funzionalità.»

Il Friuli non ha dimenticato, è un esempio da seguire. Proprio per non dimenticare il 13 maggio a Gemona si svolgerà il convegno « Le emergenze non epidemiche in sanità pubblica -  Gestione dell’impatto sul settore zootecnico e veterinario in ottica One Health “  “

Per approfondire Il terremoto del Friuli | Dipartimento della Protezione Civile

Fonte: 
FNOVI

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