
Le zoonosi e le malattie emergenti stanno ridisegnando le mappe della sanità pubblica. Cambiamenti climatici, nuovi equilibri ecologici, globalizzazione degli scambi e maggiore contatto tra animali selvatici, domestici e uomo stanno creando condizioni favorevoli alla diffusione di patogeni già noti e all’emergere di nuovi rischi. In questo scenario in continuo movimento, la presenza dei medici veterinari sul territorio diventa un presidio fondamentale per prevenire crisi e proteggere la salute collettiva.
Negli ultimi anni l’Italia ha visto espandersi malattie trasmesse da vettori come West Nile, Usutu e leishmaniosi, ormai stabilizzate anche in aree che fino a poco tempo fa erano considerate a basso rischio. Allo stesso tempo, l’influenza aviaria ad alta patogenicità continua a rappresentare una sfida complessa: i virus H5, sostenuti dai flussi migratori degli uccelli selvatici, mettono alla prova allevamenti, controlli ufficiali e sistemi diagnostici. La comparsa di casi in mammiferi e la continua evoluzione dei ceppi impongono un monitoraggio costante e una collaborazione sempre più stretta tra medici veterinari e medici umani.
Accanto all’aviaria, altre malattie richiedono l’attenzione quotidiana dei medici veterinari: la Lumpy Skin Disease, con il suo potenziale di reintroduzione tramite vettori; la febbre Q, spesso sottostimata nonostante il suo impatto sulla salute umana; i lyssavirus monitorati ai margini dell’Europa; e la peste suina africana, che pur non essendo zoonotica impegna intensamente i medici veterinari pubblici e privati nelle attività di sorveglianza, prevenzione e contenimento. In questo mosaico di rischi e responsabilità, i medici veterinari italiani rappresentano un punto di riferimento irrinunciabile. Sono loro a intercettare i segnali precoci di una malattia, a sostenere gli allevatori nelle pratiche di biosicurezza, a garantire la qualità delle filiere alimentari, a informare i cittadini e a collaborare con la sanità umana nei momenti in cui il confine tra salute animale e salute pubblica si fa più sottile.
È un impegno quotidiano e capillare, che va ben oltre la gestione dell’emergenza e si radica nella prevenzione, nella formazione e nella tutela del territorio. FNOVI, come rappresentanza nazionale della professione, sostiene e valorizza questo ruolo, promuovendo aggiornamento scientifico, responsabilità etica e dialogo istituzionale. Attraverso formazione e confronto costante con le autorità sanitarie, FNOVI contribuisce a costruire un modello di medicina veterinaria moderna, capace di coniugare competenza clinica, visione pubblica e approccio One Health.
La salute collettiva, oggi più che mai, passa attraverso il lavoro dei medici veterinari: un lavoro che unisce conoscenza scientifica, presenza capillare sul territorio e capacità di prevenzione. Un pilastro, appunto, che sorregge l’equilibrio tra uomo, animali e ambiente.