Filiera bufalina: Antonio Limone, Direttore generale dell'IZS del Mezzogiorno, in audizione informale in commissione Agricoltura del Senato

Essenziale la collaborazione dei sindaci per debellare tubercolosi e brucellosi dagli allevamenti del casertano
02/10/2019
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Bisogna intervenire con fermezza nell'eradicazione di brucellosi e tubercolosi, le due malattie infettive che stanno mettendo a dura prova gli allevamenti di bufale nella zona del casertano, e per farlo è essenziale trovare la giusta collaborazione dei sindaci dei comuni più colpiti. Questa la posizione espressa oggi da Antonio Limone, Direttore generale dell'Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno nonché Consigliere con funzioni di Tesoriere della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici Veterinari Italiani (FNOVI), chiamato in commissione Agricoltura al Senato per un'audizione informale sul tema della filiera bufalina.

L'intervento di Limone dello scorso 1 ottobre si inserisce all'interno di un'indagine conoscitiva iniziata prima dell'estate, e che ha visto la partecipazione di docenti dell'Università Federico II di Napoli, di sindaci dei comuni del territorio e altri rappresentanti dell'Istituto zooprofilattico. Nonostante i numerosi interventi già messi in atto dalla regione Campania che, secondo quanto riportato da Limone, ha già stanziato quasi 18 milioni e mezzo di euro per mettere gli allevatori in condizione di debellare le malattie infettive, per l'organizzazione di corsi di formazione sul tema, per un servizio veterinario a disposizione di tutte le aziende del territorio, le malattie continuano a essere presenti in misura massiccia sul territorio. Secondo alcune statistiche riportate da Limone nel corso dell'audizione, ci sarebbe per la brucellosi una prevalenza (presenza della malattia nel corso di tutto l'anno) del 9,3%, e un'incidenza (nuovi focolai) del 6,2%, mentre per la tubercolosi una prevalenza dell'11,9% e un incidenza parti al 7,1%. Il radicamento delle malattie in questa zona d'Italia, ha continuato il presidente, è una realtà che affonda le radici nella storia, e che è dovuta in grandissima parte dalla contiguità fra gli allevamenti del territorio, causa del 90% dei casi di malattia.
Nessuna alternativa dunque, secondo Limone, se non l'eliminazione dei capi di bestiame tramite l'abbattimento, per scongiurare che i batteri continuino a infettare capi sani e a danneggiare ulteriormente gli allevamenti. Inutile sperare nella vaccinazione, che si è già dimostrata, con l'utilizzo dell' RB51 antibrucellosi, inutilizzabile per diversi motivi: i tempi troppo lunghi per ottenere risultati (perché applicato ai capi giovani); la necessità di pastorizzare il latte dei capi vaccinati (al contrario di quanto previsto nel disciplinare sulla mozzarella di bufala DOP), e di allargare il vaccino anche agli allevamenti non colpiti, poiché questo contiene parte del batterio che andrebbe comunque a colpire anche i capi sani.
Serve quindi la massima partecipazione da parte dei sindaci, essenziali per diffondere una cultura reale fra gli allevatori circa a necessità di abbattere i capi infetti, anche se da praticare su specie protette. Il monito di Limone arriva non a caso dopo polemiche sorte proprio da parte dei sindaci di zone colpite dalle malattie, già ascoltati in commissione nei mesi scorsi, spesso contrari a una politica ritenuta svantaggiosa nei loro confronti perché concentrata sull'uccisione dei capi di bestiame.

Fonte: 
Ufficio stampa FNOVI
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